Per chi volesse iniziare o proseguire l’attività imprenditoriale agricola in Toscana con meno di 40 anni di età, può dare un’occhiata al bando per il primo insediamento destinato ai giovani agricoltori, al seguente link: http://goo.gl/Ezk1vo
Archivio dell'autore: Laura
Aretini e senesi uniti contro l’Imu sui terreni agricoli.
Ci siamo alla scadenza dell’Imu agricola, la tassa sui terreni che “punisce” l’agricoltura. Dal merchandising dell’Expo di Milano, vino, olio extra vergine, formaggi e pietanze prelibate, a rappresentare tutti i marchi di distinzione di qualità del bel paese, tralasciando una condizione: essere coltivati nella terra, questa sconosciuta. Una vetrina immacolata, che non si preoccupa o meglio tenta di nascondere il vero problema: la politica economica che per pareggiare i conti dello Stato, strappa risorse economiche ai produttori agricoli, alla proprietà privata e al demanio pubblico comunale. Si levano, col consapevole silenzio della propagandata ripresa economica dei media, le voci degli agricoltori aretini, senesi e dei cittadini delle località circostanti, le proteste con un unico monito: Abolizione dell’Imu sui terreni, indetta da Agrinsieme, Confagricoltura e Legacoop Agroalimentare. Il presidio del 10 febbraio 2015, innesca un coro di protesta dalla prima mattinata, all’uscita del casello A1 Valdichiana, dove in tondo circolano trattori e bandiere. Assente la dirigenza di Coldiretti, presenti invece gli associati che ne fanno parte. Tutti i partecipanti accomunati dall’astensione del pagamento dell’Imu.
Da 1 a migliaia di euro, fino al raggiungimento per lo Stato italiano della cifra pari a 300 milioni di euro. La somma da versare, varia da un Comune all’altro, creando competizione e diseguaglianza tra imprese e persone che hanno come colpa, quella di coltivare un orto, nella maggior parte dei casi. Una nuova patrimoniale quindi, la tassa delle tasse.
L’Imu agricola, dopo la tassa sulla casa, significa nella realtà delle persone comuni: file infinite negli uffici e nelle associazioni per pagare una tassa, costi d’impresa aggiuntivi per l’amministrazione, meno risorse per la manutenzione dei terreni, disoccupazione, demotivazione per le nuove imprese di giovani agricoltori, svalutazione delle proprietà. Soddisfazione invece per le multinazionali francesi e tedesche, principali esportatrici di latte e derivati e carni, per marocchini e turchi di olio extra vergine e agrumi.
Complice la competitività, la partita giocata dai politici 2.0, imbandita nei tavoli dell’Expo assomiglia al gioco del Monopoli, in nome del mercato a danno dei nuovi feudi.
Gli agricoltori annunciano così, dal palco del presidio, che la partita è ancora aperta. Si annunciano, oltre allo sciopero fiscale, proteste in tutta Italia, fino all’arrivo nella capitale romana, a fianco degli agricoltori, anche amministratori e sindaci.
Raccolta e spremitura: parametri conformi extra vergine
Quest’anno la produzione è stata dimezzata, ma l’olio ottenuto è stato di ottima qualità. Dalle molteplici analisi, il risultato è stato positivo, ottenendo così un olio extra vergine d’oliva con una bassa acidità.
Contro ogni nostra aspettativa, considerando la propaganda negativa di molte zone circostanti, abbiamo deciso di procedere fino alla fine, non solo per la produzione di olio, ma anche per eliminare dalle piante i possibili parassiti che si sono annidati. Le olive in minima parte attaccate dalla Mosca olearia, sono state selezionate, per garantire un olio di qualità, a sfavore della quantità.
Analisi di laboratorio, sono state effettuate a ogni spremitura, soprattutto per procedere nella raccolta qualora risultasse negativa, ovvero con un’acidità oleica maggiore di 0,8. In ogni caso, l’olio non è di minore qualità se di acidità maggiore, secondo gli andamenti climatici, sarà infatti sempre più raro ottenere oli extra vergini di acidità molto bassa come gli anni precedenti.
L’acidità dell’olio prodotto oscilla dallo 0,29 allo 0,4, abbiamo ottenuto così la certificazione di parametri analitici conformi alla legge per olio Vergine d’oliva.
Un anno da ricordare: questa volta grazie ai parassiti.
La raccolta delle olive è stata protagonista dell’anno, ha rubato lo scettro alla malattia dei pomodori e ai parassiti delle castagne. Unica nota positiva quindi, l’interesse per un settore, quello dell’olivicoltura che ha attirato a se l’attenzione, per la produzione dimezzata e quindi per la richiesta massiccia di olio. Causa principale la condizione meteorologica avversa che ha favorito il prolificare della temuta Mosca olearia (Bactrocera oleae).
Non tutti sanno, o quasi nessuno dei non adetti ai lavori, che questo insetto, ha origini molto lontane e viene combattuto dagli olivicoltori dal secolo scorso. Le temperature miti invernali e le piogge estive abbondanti hanno reso il raccolto dell’anno corrente, per la maggior parte di privati e aziende agricole del centro e nord Italia, inutile per la produzione di olio d’oliva ed extra vergine di oliva. Disinfestazioni inutili, rese inefficaci dalle continue piogge estive: colpevole di un raccolto risicato, è proprio il clima. La stessa mancata o tardiva strategia di difesa di molti olivicoltori contro il parassita, ha portato alle conseguenze odierne.
Sui cambiamenti climatici, e le sue conseguenze che si avvertono ogni giorno, non vengono messi da parte interessi principalmente geopolitici, e le previsioni lasciano il tempo che trovano. Nel breve periodo, non esistono infatti protezioni vincenti contro il parassita, ma esperimenti e progetti per evitare l’utilizzo di sostanze chimiche, rivolti alla messa in salvaguardia degli olivi.
L’agricoltura più colpita, non è quella biologica, anche se molto più fragile e costosa, ma ogni tipo di agricoltura. Fondamentale è che ognuno, abbia cura delle piante possedute, tanto da salvaguardare e non rendere inutile il lavoro del vicino. Purtroppo invece, le persone spaventate e terrorizzate dal parassita che imperversava nell’autunno appena trascorso, hanno lasciato le olive sugli alberi, anche se limitatamente attaccate, non rendendosi conto che l’olio prodotto è, anche se in pochi casi, di ottima qualità. Questo atteggiamento compromette anche la prossima raccolta per coloro che invece hanno raccolto e ripulito le piante, ricordando che gli insetti volano e sedimentano sul terreno, che deve essere nella stagione primaverile, lavorato e ripulito. L’unica speranza di opporsi al parassita e alla noncuranza, è sempre il clima: un inverno rigido e secco, alternato da un’estate tipica mediterranea. Ma al momento invece, è allerta per le temperature miti del mese di novembre-dicembre e le piogge abbondanti di questi giorni.
Mai come quest’anno la tv ha dedicato tanto tempo all’olio, nell’anno di più carenza, con informazioni che hanno in alcuni casi sviato dal vero problema. La raccomandazione di non cogliere e di non consumare gli oli locali, sta favorendo l’acquisto di oli di oliva in circolazione a basso costo, nella maggior parte non extra vergini all’origine, ma ottenuti da miscele di olive comunitarie e marocchine, di cui si conosce una provenienza generica. Oli corretti per ottenere una bassa acidità oleica, e ottenuti da olive di cui non se ne conoscono le fattezze. Per cui è inappropriato incitare, all’acquisto di altri oli, non solo non migliori e nemmeno controllati, che hanno il pregio di un basso costo, che danneggia ulteriormente le piccole aziende.
La richiesta di calamità naturale al momento, è solo una vana speranza, e forse mai come in questa situazione, la gente capisce l’importanza fondamentale delle risorse pubbliche che dovrebbero essere destinate alle imprese e al lavoro, alla scelta di considerare il “denaro come un valore di scambio per produrre beni” e non il contrario.
Il Registro provvisorio: dalla produzione alla vendita
Nel nome della trasparenza, ogni 10 del mese è obbligatorio per le imprese agricole da gennaio 2014, rendicontare quanto fatto. Bisogna registrarsi nel portale online Sian (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) di cui Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) nel settore dell’olivicoltura, vitivinicolo e quote latte, che svolge la funzione di Organismo di Coordinamento e di Organismo pagatore come stabilito dalla legge comunitaria europea. Agea interviene come erogatore di aiuti, contributi, premi ed interventi comunitari, gestione degli ammassi pubblici, dai fondi europei per lo sviluppo rurale, i programmi di miglioramento della qualità dei prodotti agricoli per gli aiuti alimentari e per la cooperazione economica con altri paesi, individuati dal Reg. (CE) n. 885/2006 (fonte Agea).
Sian è un registro online con accesso riservato per ogni coltivatore, che autonomamente o per conto di un ente (a pagamento) è tenuto a rendicontare, la produzione e vendita nel cosiddetto registro provvisorio. Un sistema di telematizzazione, che si aggiunge ai controlli del biologico di Suolo e Salute Srl, nel caso di Giuggiola, dell’olio extra vergine d’oliva, dalla produzione alla trasformazione e vendita. La mancata registrazione prevede una sanzione amministrativa della cifra in euro non ancora dichiarata nell’informativa. Obiettivo è il controllo dei prodotti italiani, la prevenzione della vendita di alimenti falsati e non provenienti dalla stessa azienda. Nota dolente delle piccole imprese agricole, è la mortificazione di controlli incrociati continui che non avvengono invece per le grandi produzioni. Controlli che sostituiscono la burocrazia cartacea con quella digitale che si aggiunge ai costi d’impresa.
Il portale Sian è sempre accessibile per la compilazione del registro, ma l’assistenza offerta da Agea è praticamente inesistente, nel caso di problemi di compilazione del registro e assistenza sui servizi. Durante i mesi estivi, dai primi di luglio fino ad oggi, contattare per mail l’ente è del tutto inutile. Il numero verde di Sian rimanda ad Agea: consigliato insistere con l’invio di mail con la “speranza” che qualcuno prima o poi risponda.
Enti convertiti all’UE, la commissione sanzionatrice e regolatrice delle politiche economiche degli Stati, che debbono eliminare le proprie strutture istituzionali “costose e inefficienti”, un tempo a costo zero per i cittadini e imprese, sono (pare) chiuse per ferie.
Un #campo libero?
La nuova Pac è stata presentata ad Arezzo da Coldiretti, la politica agricola comune 2014-2020, che raggiunge l’accordo con il Governo italiano, ma deve passare da Bruxelles, prima. Comune a tutta l’Italia, che diviene una Regione unica, un “membro” come lo definisce uno dei relatori presenti. Unica perché tutte le Regioni abbiano lo stesso livello di sostegno. La nuova politica nasce dalla necessità di reperire risorse finanziarie, che Bruxelles non ci concede. Il 18 per cento di risorse in meno del precedente piano agricolo. Niente liquidità per le imprese.
In parole povere, le risorse trovate sono relative alla tassazione sulle rendite, chi aveva di più si livella al pari degli altri, alcuni ci guadagnano come i giovani agricoltori che decidono di fare impresa, la cosiddetta casta di intoccabili che invece rappresenta il 2 per cento dei beneficiari che ha ricevuto il 15 per cento delle risorse finanziarie, ci perde. Equità che significa maggiori controlli, uguale maggiore burocrazia, come lamenta uno e più agricoltori “da cinque anni a oggi – commenta – tutti si svegliano la mattina e si inventano una regola, siamo arrivati alla complicazione di tutto”.
Previsioni di mercato fondamentali per vendere un prodotto, si gioca sul prezzo. Alla platea di agricoltori, di cui il 95 per cento sopra ai 40 anni, viene richiesto un “salto interiore”. Nuovi progetti, creatività e imprenditorialità per competere. La richiesta della platea sembra volgere su un punto più “terra terra”. E il credito e il fattore rischio? Come la mettiamo che domenica (15 giugno 2014) le previsioni meteo hanno messo grandine e la possibilità di danni all’agricoltura? Risposta: Speriamo che si siano sbagliati, in ogni caso il Governo consiglia di fare domanda per “calamità naturale”, ma è una proforma, perché il Fondo è a secco. Conviene assicurarsi.
In sostanza, la nuova politica non si fonda sulla produzione, ma soprattutto sulla salvaguardia ambientale, dichiarano i tre relatori presenti. Richiesto il greening, ovvero l’inverdimento di aree vaste di monocoltura. Il coltivatore di grano, con una vasta quantità di ettari, come stabilisce la pac, deve piantare una siepe, alberi, nel mezzo a un campo di grano, nelle crete senesi per citarne una, per bellezza e per garantire la biodiversità. L’impegno richiesto per la produzione viene meno, quella è il mercato che la guida.
Infatti secondo il Punto Coldiretti, i prezzi agricoli sono in calo rispetto al 2013, del 2,6 per cento, secondo le rilevazioni Ismea di Aprile: vini (-20,9 per cento), cereali (-9 per cento), semi oleosi (-8 per cento), oli d’oliva (-5 per cento), coltivazioni industriali (-4,3 per cento), ortaggi (-3 per cento), frutta (-0,4 per cento), seguiti da carne e uova in diminuzione del -5,9 per cento. Positivi i prodotti lattiero-caseari tra il 5,5 e 2,8 per cento.
La richiesta che accomuna tutti i presenti, è la questione del credito.
Olivi in fiore
Primavera, mese di potatura degli olivi
Il mese primaverile è dedicato alla potatura, una stagione instabile, infatti Sole e pioggia ci hanno fatto compagnia per tutto il tempo. La potatura, tecnica acquisita con l’esperienza “sul campo”, è terminata. Misurando le nostre energie, giorno dopo giorno, con braccia e passione in moto per mantenere sano e pulito, il prezioso olivo.
L’avventura continua, per rendere conto della bellezza e preziosità della natura, e soprattutto per l’importanza di produrre un alimento sano e buono per ognuno di noi. Per il gusto e il buon cibo. Per questo, con parole e immagini, cerco di descrivere i colori, gli odori e con semplicità, la terra che come dice un proverbio africano, “non ci è stata donata, ma prestata dai nostri figli.”
La nostra è una produzione di piccole-medie dimensioni, che non compete con le grandi produzioni nella quantità ma nella qualità, alleate del minore potere d’acquisto dei consumatori, la scarsa informazione sulla qualità dell’olio extra vergine, gli Ogm e il favorire l’entrata di prodotti non controllati e falsificati nel nostro territorio.
Questo è il laghetto di acqua piovana per le piante e l’utilizzo dei mezzi agricoli, popolato da bellissime carpe, spesso oggetto di pesca da parte di piccoli Sampei… Il ciliegio e altri frutti costeggiano il lago, una cornice che oltre la bellezza, ci regala pere, ciliegie, mele, more per confetture fatte in casa, frutta di stagione, di certo biologica…











